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Dante Alighieri, 1321-1921

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sguardo, scorgemmo ia croce sciogliersi in fulgide nammelle, e noi ci potemmo gradatamente convincere trattarsi di una grande schiera di angeli, scesa da una sfera superiore su quella

pendice in forma di croce Gli angeli facevansi sempre piü

chiari e piü distinti ai nostri occhi; poi vedemmo una figura piü grande ritta nel punto di congiunzione dei due bracci della croce. A noi tutti, come per istinto, parve riconoscere quella grande figura; era quella, infatti, una manifestazione di Cristo in forma di presenza.... L'espressione di quel volto io non posso perö descrivere" (I, 24). Che questa visione non sia stata ispirata da quella di Dante nel cielo di Marte (Par., XIV, 96), io non posso credere. Ed infatti, si giudichi da quanto leggesi nel canto citato: Come, distinto da minori e maggi

Lumi, biancheggia tra' poli del mondo Galassia si, che fa dubbiar ben saggi; Si costellati facean nel profondo Marte que' rai il venerabil segno, Che fan giunture di quadranti in tondo. Qui vince la memoria mia lo 'ngegno; Chè quella croce lampeggiava Cristo Si, ch'io non so trovare esemplo degno — Di corno in corno, e tra la cima il basso, Si movean lumi,.... Che tale analogia sia dovuta al pure caso io escludo recisamente. Ma se la riteniamo una imitazione, dobbiamo ritenere imitazioni anche le altre analogie, somiglianze e coincidenze che 1'opera inglese odierna presenta, consciamente o no, con la Divina Commedia. E' perö certo che una prova della profonda impressione che ancor oggidiesercita sulle mentiumane 1'opera dell'Alighieri, 1'abbiamo in questo ministro anglicano, il quale, sia pure perfettamente in buona fede, crede di scrivere sotto dettatura degli spiriti dei trapassati, mentre altro non fa che applicare a piü moderni concetti reminiscenze del poema di vino.

}. J. SALVERDA DE GRAVE