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Dante Alighieri, 1321-1921

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Denis fece scolpirc sulle porte di bronzo della sua chiesa abbaziale. E questo principio rappresenta la base teoretica di tutta la ricchezza dell'architettura gotica. I grandi maestri della corrente platorüco-nustica 1'hanno svolto ognuno a modo suo; S. Bonaventura ed i suoi seguaci con 1'ardenteentusiasmo della loro anima innamorata di Dio, Enrico da Gand con il suo spirito freddo e pratico di filosofe fiammingo. Anche nella poesia si fa sentire 1'influsso di questa filosofia. San Bernardo, simpatizzante col platonismo, ha con la sua esaltazione della „donna ideale", cioè la Santa Vergine, contribuito molto alla formazione di un piü alto e piü puro concetto dell'amore. Fu nell'amore simholico della donna, interpretato dal dolce stil nuovo come desiderio della saggezza, che questó concetto raggiunse la sua piü alta idealita.

Poi in sulla meta del secoio XIII si unisce alla corrente platonico-mistica la strana teoria della metafisica della luce, curioso esempio di deduzione medioevale. Siccome le idee divine sono, nella loro essenza, di una perfetta chiarezza, ossia di una pura luminosita, risplendenti di una luce spirituale, cosi le loro immagini, cioè le cose terrestri, sono nella loro essenza formate dalla luce materiale, avendo esse, secondo 1'espressione di S. Bonaventura (In Sent. II, dist. 13, art. 2, qu. 2, Ed. Quaracchi, Til, p. 320 a.), un „verius et dignius esse in genereentium", secondo che vi partecipano piü o meno. Come fonte diretta di questa spiegazione schiettamente platonica sembra si debba ritenere il „Liber de Causis", uno scritto che fu attribuitoad Aristoteie, ma che non è altro che una collezione diestrattidall'.Jnstitutio Theologica" di Proclo, probabilmente redatta da un arabodel secoio IX, citata per la prima volta in occidente da Alano ab Insulis (f 1203). Certo che soltanto verso la meta del secoio XIII la metafisica della luce era professata apertamente. Roberto Grosseteste e S. Bonaventura, piü tardi anche Ulrico da Strasburgo e Witelo vi annettono varie riflessioni intorno alla matematica e all'ottica, ció che fa pensare ancora di piü all'influenza araba. Ai tempi di Dante essa trova ancora i suoi difensori, come Teodoüco da Friburgo e Bertoldo da Mosburgo (Confr. Ueberweg-Heinze: Grundriss der Geschichte der Philosophie. Bd II, Berlino 1915, pag. 525).